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25 gennaio 2022

L’arte del Museo del Novecento sposa la tecnologia gigapixel


Digitalizzate con tecnologia gigapixel una selezione di opere tra cui “Elasticità” di Umberto Boccioni.

Digitalizzazione del Museo del Novecento

Dopo il Quarto Stato, la cui digitalizzazione in HD ha consentito di scoprire gli incredibili dettagli del capolavoro divisionista di Pellizza da Volpedo, il Museo del Novecento di Milano e Haltadefinizione dedicano una giornata alla digitalizzazione con tecnologia gigapixel di una selezione di capolavori conservati nel museo milanese.

Le opere digitalizzate sono Elasticità (1912), Corpo umano (Dinamismo, 1913) e Dinamismo di un corpo umano (1913) di Umberto Boccioni, il Ritratto di Paul Guillaume di Amedeo Modigliani (1916), Wald Bau di Paul Klee (1919) e infine Composizione di Vasilij Kandinskij (1916).

Il Museo del Novecento ha deciso di indagare con immagini ad alta definizione una selezione di capolavori, esposti nelle sale recentemente rinnovate, al fine di monitorare lo stato di conservazione. Le tecnologie di acquisizione sono sviluppate da Haltadefinizione in collaborazione con il partner Memooria.

“L’acquisizione di opere d’arte con tecnologia gigapixel consente di raccogliere informazioni utili al monitoraggio in maniera totalmente non invasiva e non dannosa per l’originale” afferma Luca Ponzio, fondatore della tech company, “e allo stesso tempo consente di contribuire alla fruizione e alla valorizzazione delle opere stesse”.

I capolavori acquisiti saranno presto a disposizione del pubblico sul sito del Museo del Novecento e di Haltadefinizione, per scoprire i dettagli più segreti e le scaglie di colore delle pitture futuriste. Una visione immersiva e dettagliata che integra l'emozione di ammirare le opere nella sale espositive.

 

Caratteristiche della digitalizzazione in gigapixel

Le opere selezionate sono state riprese con tecnologia gigapixel, un'innovativa tecnica fotografica che permette di ottenere un'immagine digitale di grande formato e in alta risoluzione (minimo 800 ppi) estremamente nitida e accurata. L'elevata precisione consente di riprodurre fedelmente un’opera d’arte, sia nelle proporzioni che nella cromia, e di osservarla dettagliatamente fino ai minimi dettagli. L’immagine digitale si rivela uno strumento significativo per il monitoraggio e la conservazione dei beni culturali: peculiarità come micro-sollevamenti, cretti o pattern di degrado nella pellicola pittorica, che sarebbero invisibili o non identificabili a occhio nudo, possono essere documentati e studiati attraverso un’approfondita ispezione digitale della superficie dell’opera. Un’immagine gigapixel rappresenta quindi un insostituibile supporto per il monitoraggio dello stato conservativo delle opere, permettendo di esaminare e supervisionare nel tempo l’evoluzione del grado di deterioramento della superficie attraverso il confronto di dati raccolti in momenti e acquisizioni differenti.

 

Come nasce un’immagine gigapixel

Un’immagine gigapixel viene realizzata grazie a una serie di scatti in alta risoluzione di porzioni dell'opera, successivamente uniti con un software apposito attraverso un processo di stitching, che consente di ottenere un'unica immagine dell'intero soggetto. In base alla dimensione dell’opera vengono effettuati numerosi scatti che variano da decine a centinaia, adottando accorgimenti specifici per garantire il rispetto degli standard di massima sicurezza per l'opera originale. Le angolazioni di ripresa e gli strumenti utilizzati per il setup vengono studiati ad hoc per ogni opera e ogni ambiente espositivo, consentendo così di evitare la movimentazione dei dipinti. Il sistema di ripresa viene calibrato per mezzo di target specifici per una massima resa del colore, della nitidezza dell’immagine e per ridurre al minimo la quantità di rumore negli scatti fotografici. Il sistema di illuminazione è dotato di filtri UV-cut che eliminano la componente ultravioletta dal fascio di luce, potenzialmente dannosa per l’opera. Gli strumenti di acquisizione sviluppati da Haltadefinizione rispondono alle più severe direttive previste per la tutela delle opere d’arte e sono validate dall’Istituto Superiore per il Restauro (ICR).

 

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